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La
Porta della Sicilia si estende al piede dei contrafforti peloritani,
davanti allo stretto che da essa prende il nome e che sostituisce il
cordone ombelicale che unisce la Sicilia al continente. Detta Zancle dalle
genti autoctone per la forma falcata della sua rada naturale, conobbe
l’insediarsi di popolazioni calcidesi sin dall’VIII sec. a.C.
Successivo possesso del reggino Anassila, venne popolata con coloni
messeni che le dettero il nome di Messana. Nei secoli che seguirono la
città fu al centro delle accese dispute tra Dorici e Ionici e fu
coinvolta nelle contese tra le varie città siciliane che culminarono
nell’occupazione cartaginese operata da Annibale. Nel 264 a.C. i Romani
intervenivano, liberandola dai Cartaginesi e facendone una testa di ponte
per l’ulteriore espansione nell’isola. La nuova civitas foederata
goderà di un lungo periodo di benessere e di prosperità, costituendo una
sorta di “isola felice” nell’agitato scenario siciliano che sotto
Verre e nella guerra servile soffrirà spoliazioni, lutti e devastazioni.
Dopo la caduta dell’impero la città verrà occupata dai Goti e dai
Bizantini che la tennero lungamente sino all’avvento musulmano (IX
sec.).
A partire dall’XI sec. la città, dalle radici profondamente cattoliche
ed insofferente del governo arabo, accoglierà benevolmente i Normanni che
ne faranno un importante caposaldo. Sottoposta successivamente al dominio
svevo, ma sopportò la perdita delle autonomie che condusse a un impetuoso
tentativo di rivolta. Messina seguì quindi gli Angioini, salvo poi
contrastarli all’epoca dei “Vespri”; divenuta aragonese seguirà le
vicende del casato spagnolo, seppure con brevi interruzioni, sino al XVIII
sec.
All’avvento di Savoia, Borboni e Austriaci nel primo trentennio del
XVIII sec. seguirà, a partire dal 1734, il governo del casato di Borbone
che regnerà sino all’annessione al Regno d’Italia (1860). La città,
sorta in una zona di elevatissimo rischio sismico, è stata flagellata
spesso dai terremoti; ricorderemo nei tempi più relativamente recenti
quello del 5 febbraio 1783 che la rase al suolo e quello catastrofico,
seguito da un maremoto, che alle soglie dell’alba cancellò dalla faccia
della terra Messina il 28 dicembre 1908, mietendo non meno di 80.000
vittime nella sola città. Come se non bastasse il secondo conflitto
mondiale inferse duri colpi al già martoriato tessuto urbano.
Messina, quale oggi la vediamo, è una bella e moderna città, restituita
all’antico splendore dall’intersecarsi di ampi e luminosi viali sui
quali si affacciano le costruzioni, realizzate con scrupolosi criteri
antisismici, in un quadro urbanistico oltremodo regolare e lineare. Anche
se ben poco è rimasto delle meraviglie architettoniche e delle rilevanti
vestigia della sua storia millenaria, è città d’arte di grandissimo
interesse, al centro di un territorio pregevolissimo per bellezze del
quadro ambientale e paesaggistico, base di partenza per interessantissime
escursioni in una provincia assai ricca di reminiscenze del passato, polo
commerciale e scalo marittimo di rilevante importanza per i traffici con
l’Italia peninsulare.
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